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		<title>Inaugurato in Norvegia impianto CCS</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 19:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se in Canada si rinuncia alla realizzazione di un impianto industriale CCS, in Norvegia si procede con entusiasmo e rapidità. Il Primo Ministro norvegese Jens Stoltenberg ha inaugurato il più grande impianto al mondo di sperimentzione della cattura della CO2 &#8211; tecnologia Alstom basata sul sistema a raffreddamento mediante ammoniaca &#8211; presso il Centro Tecnologico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/05/4192572579_62bc067679_b1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1754" title="4192572579_62bc067679_b(1)" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/05/4192572579_62bc067679_b1-300x281.jpg" alt="" width="300" height="281" /></a>Se in Canada si rinuncia alla realizzazione di un impianto industriale CCS, in Norvegia si procede con entusiasmo e rapidità. Il Primo Ministro norvegese <strong>Jens Stoltenberg</strong> ha inaugurato il più grande impianto al mondo di sperimentzione della cattura della CO<sub>2</sub> &#8211; tecnologia Alstom basata sul sistema a raffreddamento mediante ammoniaca &#8211; presso il Centro Tecnologico Mongstad (TCM) il 7 maggio 2012. <strong>Alstom</strong> è uno dei due fornitori selezionati per costruire e collaudare impianti di cattura della CO<sub>2</sub>, che si trovano nei pressi di Bergen, dai partner di TCM Gassnova, Statoil, Shell e Sasol.</p>
<p>“Questa è una vera pietra miliare e siamo entusiasti di partecipare a Mongstad all’impianto dimostrativo del processo ad ammoniaca raffreddata. È di rilevante interesse, che in TCM, la nostra tecnologia possa essere sperimentata sia su flussi di gas di una centrale elettrica che sui gas industriali di una raffineria vicina. Ciò ci fornisce una preziosa esperienza per migliorare e ampliare ancor di più l&#8217;utilizzo di questa tecnologia”, afferma <strong>Patrick Fragman</strong>, Vice Presidente di <em>Environmental Control Systems and Carbon Capture &amp; Storage</em> di Alstom.</p>
<p>Dopo un iniziale periodo di start-up Alstom, insieme a TCM, effettuerà un test di 12 &#8211; 18 mesi e il programma delle operazioni comincerà durante l&#8217;estate 2012. È previsto che durante tutto il periodo di prova emergeranno nuovi sviluppi e miglioramenti. Alstom ritiene che TCM sarà un luogo stimolante per convalidare potenziali miglioramenti anche oltre il periodo di prova previsto.</p>
<p>“Con l&#8217;inaugurazione di TCM, Alstom lascia chiaramente un’impronta in quanto parte importante di questo sviluppo unico in Norvegia e siamo fiduciosi che si svilupperà come punto di riferimento globale con la realizzazione su larga scala di impianti di cattura e stoccaggio della CO2”, in futuro, afferma <strong>Eric Staurset</strong>, Presidente Nazionale di Alstom in Norvegia.</p>
<p>Sulla base del successo della sperimentazione di un impianto pilota (5 MW, We Energies, Stati Uniti) così come dell’operazione di convalida dell&#8217;impianto (54 MW, AEP Mountaineer, Stati Uniti), il processo ad ammoniaca raffreddata (<em>Chilled Ammonia Process</em> &#8211; PAC) ha dimostrato di poter essere una tecnologia di replicabile e affidabile. Il programma di validazione Alstom ha confermato i livelli di prestazione attesi, senza alcun impatto negativo sull&#8217;ambiente. Alstom offre un portfolio completo delle tecnologie più avanzate di cattura del carbonio per l&#8217;alimentazione e le richieste industriali, ed è impegnato in 16 progetti pilota di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) su larga scala di varia utilità e con partner industriali in tutto il mondo.</p>
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		<title>CCS – tecnicamente possibile, ma cosa farne della CO2 catturata?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 20:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai sono decine i progetti su scala industriale pionieri per il sequestro della CO2 da centrali termoelettriche. Uno dei più importanti però rischia di fallire ancora prima di porre la prima pietra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/05/Co2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1750" title="Co2" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/05/Co2.jpg" alt="" width="250" height="200" /></a>Ormai sono decine i progetti su scala industriale pionieri per il sequestro della <strong>CO2</strong> da centrali termoelettriche. Uno dei più importanti però rischia di fallire ancora prima di porre la prima pietra.</p>
<p>Infatti, la <strong>TransAlta Corp.</strong> (<strong>NYSE: CAT</strong>) capofila del progetto canadese ha affermato di aver abbandonato il <strong>Progetto Pioneer</strong> di 1,4 miliardi di dollari per la cattura e stoccaggio della CO<sub>2</sub> in una centrale a carbone nella regione di Alberta.</p>
<p>Secondo il <strong>Financial Post</strong>, la TransAlta ha riferito di non essere riuscita a trovare acquirenti per l&#8217;anidride carbonica (CO<sub>2</sub>), senza il quale viene messa in discussione la sostenibilità economica del progetto. TransAlta è stata partner del progetto insieme a <strong>Enbridge Inc.</strong> e <strong>Capital Power Corp</strong>.</p>
<p>Il primo passo del progetto era quello di eseguire un front end di engineering e design (<strong>FEED</strong>), ovvero la progettazione dettagliata dell’intero impianto, per dimostrare la fattibilità tecnica ed economica del <strong>CCS</strong> prima di effettuare qualsiasi investimento di capitale importante, ha affermato TransAlta in un comunicato. Dopo la conclusione dello studio, le aziende hanno stabilito che gli introiti delle vendite della CO<sub>2</sub> e il prezzo della tecnologia di riduzione delle emissioni erano &#8220;insufficienti&#8221; per andare avanti con il progetto.</p>
<p>&#8220;Anche se siamo delusi dal fatto che il progetto Pioneer non andrà avanti, ora sappiamo che la tecnologia funziona e noi continuiamo a credere che ci sia un futuro per le tecnologie CCS,&#8221; ha detto <strong>Alba Farrell</strong>, presidente e CEO di TransAlta.</p>
<p>Il progetto è stato sostenuto da 779 milioni dollari di fondi da parte dei governi di Alberta e del Canada. Il progetto <strong>Pioneer</strong> è stato concepito per catturare e sequestrare un milione di tonnellate di emissioni di CO<sub>2</sub> all&#8217;anno dalla centrale elettrica supercritica a carbone da <strong>450 MW Keephills 3</strong>.</p>
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		<title>FOWT: floating offshore wind turbines</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 11:42:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stati Uniti e Gran Bretagna hanno deciso di sviluppare mediante un accordo di JDP (Jointion Development Project) di turbine eoliche offshore galleggianti, FOWT (floating offshore wind turbines).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/5727424466_2bdd3c348d_b.jpg"><img class="alignleft  wp-image-1747" title="eolico" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/5727424466_2bdd3c348d_b-403x600.jpg" alt="" width="282" height="420" /></a>Stati Uniti e Gran Bretagna hanno deciso di sviluppare mediante un accordo di JDP (<strong>Jointion Development Project</strong>) di turbine eoliche offshore galleggianti, FOWT (floating offshore wind turbines). La tecnica FOWT non richiede l’ancoraggio delle turbine nel fondale marino e questo le rende particolarmente adatte alle applicazione in mare aperto e con fondali profondi, dove le normali turbine eoliche offshore non possono essere utilizzate. Le <strong>FOWT</strong> presentano altri vantaggi. In mare aperto il vento è più forte e più stabile. Inoltre in caso di manutenzione le FOWT possono essere portate in porto senza doverle trasportare sulla terra ferma. Il <strong>DOE</strong> (Department Of Energy del Governo USA) gia nel luglio scorso aveva deciso di finanziare studi sulle tecnologie Offshore coinvolgendo i maggiori attori industriali e di ricerca del settore. Insomma i due Paesi pensano che questa tecnologia possa costituire un potenziale energetico importante e a buon prezzo per il futuro.</p>
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		<title>IL FV non altera il paesaggio: storica sentenza del TAR</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con una storica sentenza (sentenza n.48/2012) il TAR del Veneto ha accolto il ricorso di una famiglia proprietaria di una villetta su cui volevano installare un impianto fotovoltaico da  pochi KW per autoconsumo, di fatto vincendo contro la Soprintendenza dei beni culturali e contro il comune di Susegana (TV).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1740" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/CascioSun1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1740" title="Impianto FV realizzato da R&amp;TIA in Toscana a Cascio (LU)" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/CascioSun1-300x225.jpg" alt="Impianto FV realizzato da R&amp;TIA in Toscana a Cascio (LU)" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Impianto FV realizzato da R&amp;TIA in Toscana a Cascio (LU)</p></div>
<p>Con una storica <span style="color: #008000;"><a href="http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Venezia/Sezione%202/2011/201101265/Provvedimenti/201200048_20.XML" target="_blank"><span style="color: #008000;"><strong>sentenza</strong></span></a></span> (sentenza n.48/2012) il <strong>TAR</strong> del Veneto ha accolto il ricorso di una famiglia proprietaria di una villetta su cui volevano installare un impianto fotovoltaico da  pochi KW per autoconsumo, di fatto vincendo contro la Soprintendenza dei beni culturali e contro il comune di Susegana (TV).</p>
<p>La famiglia, proprietaria di una villetta monofamiliare nella zona che circonda il medievale castello di <strong>Collalto</strong>, in un’area residenziale soggetta a <strong>vincolo paesaggistico</strong>, aveva deciso d’installare dei pannelli fotovoltaici, integrati con il tetto dell’abitazione richiedendo una prima autorizzazione paesaggistica, sulla quale si è pronunciata negativamente la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, assumendo che l’intervento sarebbe stato incompatibile con i valori paesaggistici tutelati.<br />
I proprietari, per nulla intenzionati a darsi vinti, hanno presentato un nuovo progetto, ritenuto meno impattante, ma anche su questo la Soprintendenza si è pronunciata negativamente ritenendo che i moduli fotovoltaici costituiscano un “<em>degrado per l’ambiente circostante, quale che siano la modalità di installazione e le loro dimensioni</em>”.</p>
<p>Sebbene le sentenze del TAR non costituiscano norma applicabile, sicuramente farà riflettere e reagire altri cittadini cui la Soprintendenza potrebbe dare parere negativo all’installazione e mette in evidenza la necessità di emanare un decreto sulla semplificazione dell&#8217;installazione degli impianti fotovoltaici nelle aree vincolate.<br />
In uno dei passaggi salienti della sentenza, infatti, si legge: “<em>Affermare che un simile intervento possa alterare il panorama della zona non pare ragionevolmente sostenibile, considerato che il <strong>Castello di Collalto</strong>, ragione e perno del vincolo, si trova a chilometri di distanza: la presenza dei pannelli fotovoltaici appoggiati sul tetto di una qualsiasi abitazione, e formanti corpo con esso, è insignificante in un siffatto contesto, tanto più considerata l’ampia ed acquisita presenza sul territorio regionale di impianti simili, di contenute analoghe dimensioni, tali da essere ormai divenuti un elemento architettonico sostanzialmente insignificante”. </em>E prosegue:<em> “In altri termini, non s’intende affermare che, nello specifico contesto, quei pannelli non aggravano un ipotetico preesistente degrado, ma invece che gli stessi si pongono come un intervento che non altera il contesto perché, in concreto, non lo trasforma</em>.”</p>
<p>Una sentenza storica anche per R&amp;tia Srl che da tempo si batte non solo per la qualità dei prodotti che propone ma anche per il rispetto dei paesaggi valorizzati da una tecnologia che ben si integra con essi.</p>
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		<title>Rinnovabili: una crescita esplosiva nei primi tre anni di amministrazione Obama</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 20:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo l'edizione più recente del "Monthly Energy Review" dalla US Energy Information Administration (EIA), con dati fino al 31 dicembre 2011, le fonti di energia rinnovabili sono aumentate rapidamente durante i primi tre anni dell'amministrazione Obama, sostanzialmente superando la crescita dei combustibili fossili e dell'energia nucleare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/2938828257_215ebdf7ab_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1735" title="Obama" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/2938828257_215ebdf7ab_o-300x263.jpg" alt="" width="300" height="263" /></a>Secondo l&#8217;edizione più recente del &#8220;<strong>Monthly Energy Review</strong>&#8221; dalla <em>US Energy Information Administration</em> (<strong>EIA</strong>), con dati fino al 31 dicembre 2011, le fonti di energia rinnovabili sono aumentate rapidamente durante i primi tre anni dell&#8217;amministrazione Obama, sostanzialmente superando la crescita dei combustibili fossili e dell&#8217;energia nucleare.</p>
<p>Tra il 1 gennaio 2009 e il 31 dicembre 2011, le fonti di energia rinnovabile (ad esempio biocarburanti, biomasse, geotermia, solare, idrico, eolico) sono cresciute del 27%. Da un confronto, nello stesso triennio, la produzione totale di energia domestica è aumentata di appena il 6,7 per cento con il gas naturale e la produzione di greggio in crescita del 13,7 per cento e del 14,3 per cento rispettivamente. Inoltre, durante lo stesso periodo, l&#8217;energia nucleare è diminuita del 2% per cento e il carbone è diminuito del 7,2%.</p>
<p>Guardando a tutti i settori energetici (ad esempio, elettricità, trasporti, termico), le fonti energetiche rinnovabili rappresentavano il 11,7% della produzione di energia domestica nel 2011 &#8211; rispetto al 9,8% nel 2008. In realtà, le fonti di energia rinnovabile forniva il 10,9% in più nel 2011 rispetto all’energia nucleare, anche se il nucleare fornisce ancora una quota maggiore di energia elettrica alla nazione. (Dal lato del consumo, che comprende importazioni di petrolio e di altre fonti energetiche, le fonti rinnovabili rappresentavano il 9,3% del consumo totale di energia negli Stati Uniti nel corso del 2011).</p>
<p>Durante i primi tre anni di amministrazione <strong>Obama</strong>, la geotermica è cresciuta dal 15,6%, l’energia idroelettrica dal 26,3%, l’energia solare del 28,0%, i biocarburanti del 46,6%, e l’eolico del 114%.</p>
<p>Guardando al solo settore elettrico, secondo l’<strong>EIA</strong> &#8211; &#8220;Electric Power Monthly&#8221;, con i dati fino al 31 dicembre 2011, la produzione elettrica netta da parte di fonti energetiche rinnovabili non idro (ad esempio, biomasse, geotermia, solare, eolico) è cresciuta del 54,6% durante i primi tre anni dell&#8217;amministrazione Obama. Nello stesso periodo, l&#8217;energia idroelettrica convenzionale è aumentata del 27,6%. Combinata, la produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili è stata superiore del 36,5 per cento per l&#8217;anno 2011 rispetto all&#8217;anno solare 2008.</p>
<p>&#8220;I numeri parlano da soli &#8211; nonostante la critica di ispirazione politica, le politiche energetiche pro-rinnovabili all&#8217;avanguardia da parte dell&#8217;Amministrazione Obama hanno generato notevoli tassi di crescita negli ultimi tre anni, superando di gran lunga quelli di tutte le altre fonti energetiche&#8221;, ha detto <strong>Ken Bossong</strong>, Direttore Esecutivo della <strong>Campagna DAY Dom</strong> &#8220;<em>Gli investimenti nell’energia sostenibile realizzati dal governo federale come così da finanziatori privati e pubblici hanno ripagato ampiamente sottolineando la miopia delle proposte emergenti per tagliare o interrompere tale sostegno</em>.&#8221;</p>
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		<title>Il Giappone valuta il potenziale eolico per rimpiazzare il nucleare</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 13:13:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Secondo Bloomberg, con il governo nazionale che ancora discute la chiusura permanente della propria capacità di generazione del nucleare, il Giappone ha cominciato a orientarsi verso l'energia eolica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/5757648528_47d5ab9bb8_z.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1731" title="5757648528_47d5ab9bb8_z" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/04/5757648528_47d5ab9bb8_z-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><span style="font-family: Times,Times New Roman;">Secondo <strong>Bloomberg</strong>, con il governo nazionale che ancora discute la chiusura permanente della propria capacità di generazione del nucleare, il Giappone ha cominciato a orientarsi verso l&#8217;energia eolica.</span></p>
<p>È allo studio un progetto che si propone di sviluppare il più grande impianto eolico offshore del mondo, appena al largo dalla costa di Fukushima, ormai tristemente famosa per il disastro nucleare che ha visto coinvolti tutti i 4 reattori termonucleari.</p>
<p>A causa delle acque profonde in tutto il Giappone, il progetto intende far uso di turbine galleggianti, note come <strong>FWT</strong> (<em>floating wind turbine</em>) collegate a piattaforme di grandi dimensioni piuttosto che fissarle al fondo dell&#8217;oceano.</p>
<p>Questa tecnologia, già proposta e sperimentata dalla <strong><em>BlueH</em></strong> in Puglia, è ancora nella fase iniziale di sviluppo, ma contiene promettenti potenzialità per i paesi come il Giappone, che vantano un’estesa linea costiera, ma pochi luoghi in cui il fondale marino è poco profondo per le turbine eoliche.</p>
<p>Allo stato attuale, il progetto pilota è destinato esclusivamente a produrre circa 16 megawatt di potenza, ma se riceverà l&#8217;approvazione definitiva la centrale elettrica sarà in grado di produrre fino a 1000 megawatt di energia rinnovabile. Che ammonta a più del 2% della capacità attuale nucleare del paese.</p>
<p>Il <strong>Giappone</strong> sta ancora valutando le proprie alternative per sostituire l&#8217;energia nucleare, incluso se riavviare uno degli impianti che è stato chiuso a seguito del disastro dello scorso anno. Attualmente dei 54 reattori nucleari solo una delle centrali del paese è attualmente in funzione, quella dell’isola di <strong>Hokkaido</strong> che vede nella centrale nucleare l’unica fonte di energia disponibile. Dei 53 reattori chiusi per manutenzione e verifica dei sistemi di sicurezza dall’incidente di <strong>Fukushima</strong> nessuno ha ancora ottenuto l’autorizzazione a riprendere il servizio. Ciò sta inducendo molta tensione e interrogativi tra i cittadini giapponesi che hanno sempre avuto cieca fiducia del livello di sicurezza delle centrali termonucleari nipponiche.<span style="font-family: Verdana,Helvetica,Arial;"><br />
</span></p>
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		<title>Dalla chimica arrivano buone notizie per i veicoli elettrici</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 13:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Metal-based Ionic Liquids]]></category>
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		<category><![CDATA[Sandia’s Energetic Components Realization program]]></category>
		<category><![CDATA[Travis Anderson]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ noto che il punto critico dei veicoli elettrici è rappresentato dall’autonomia, ovvero dalla capacità delle batterie di immagazzinare energia. Infatti, le prestazioni delle auto elettriche risultano molto migliori di quelle a scoppio (accelerazione, silenziosità, controllo, usura, affidabilità, tenuta, ecc.) ma mentre le auto diesel o a benzina presentano un’autonomia che va da 500 a 1000 km, i veicoli elettrici oggi raramente superano i 180 km. Salvo quelli ibridi (benzina/elettrico) ricaricabili che grazie ai loro bassi consumi circa 2,2 l/100km hanno un’autonomia di circa 1800 km.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/autoElettrica.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1726" title="autoElettrica" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/autoElettrica-300x155.jpg" alt="" width="300" height="155" /></a>E’ noto che il punto critico dei veicoli elettrici è rappresentato dall’autonomia, ovvero dalla capacità delle batterie di immagazzinare energia. Infatti, le prestazioni delle auto elettriche risultano molto migliori di quelle a scoppio (accelerazione, silenziosità, controllo, usura, affidabilità, tenuta, ecc.) ma mentre le auto diesel o a benzina presentano un’autonomia che va da 500 a 1000 km, i veicoli elettrici oggi raramente superano i 180 km. Salvo quelli ibridi (benzina/elettrico) ricaricabili che grazie ai loro bassi consumi circa 2,2 l/100km hanno un’autonomia di circa 1800 km.</span></p>
<p>La ricerca chimica sembra aver raccolto la sfida e comincia a mostrare le prime soluzioni. Il <em>Sandia National Lab.</em> ha annunciato di aver sviluppato degli elettroliti a sali liquidi, noti come MetlLs (Metal-based Ionic Liquids), capaci di stoccare a costi contenuti il triplo di energia rispetto alle attuali batterie. I dispositivi di accumulo che potrebbero essere prodotti dai risultati di questa ricerca troverebbero applicazioni, oltre che sui veicoli elettrici, nell’accumulo di energia prodotta da tutte le fonti rinnovabili intermittenti, come eolico e solare, per poi essere immessa con regolarità o secondo programma sulla rete di distribuzione nazionale.</p>
<p>Le reti sono state progettate per accogliere energia in pronta consegna e programmata. L’aumento delle porzioni di energia intermittente rende fluttuante l’elettricità trasportata e difficoltosa da gestire. Le tecniche di stoccaggio dell’energia elettrica consentono di eliminare le fluttuazioni. Per questo motivo gli scienziati del Sandia stanno studiando nuove tecniche di accumulo per rendere le reti di distribuzione più flessibili, sicure, affidabili, economiche, efficienti. L’istituto di ricerca strategica pubblico americano è consapevole che le FER rimpiazzeranno gradualmente le attuali fonti energetiche basate sulle fonti fossili. “La tecnologia MetlLs è una nuova batteria chimica che potrebbe fornire le batterie di nuova generazione, che prenderà il posto delle batterie al Pb/H2SO4 e quelle agli ioni di litio” spiega Anthony Medina, direttore del <span style="color: #323232;"><span style="font-family: Arial;"><em>Sandia’s Energetic Components Realization program</em>.<br />
</span><span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><br />
Per 20 anni le batterie di Litio hanno rappresentato la frontiera tecnologica per la ricerca nell’accumulo di energia. La forma compatta e leggera si sono prestate alle applicazioni più nobili come i telefonini, laptop, tablet, ecc. ma esse sono molto costose e si degradano in fretta. Ciò le rende inutilizzabili alle applicazioni di rete elettrica.</span></span></p>
<p>Secondo <strong>Travis Anderson</strong>, chimico inorganico e ricercatore della Sandia Natioal Labs. la tecnologia MetlLs, della famiglia delle batterie a flusso, oltre all’alta densità energetica di accumulo possono essere ricaricate molto velocemente e per un gran numero di volte (14.000 cicli) prima di degradarsi. Un tempo di degradazione di oltre 20 anni. Prestazioni impensabili per batterie agli ioni di Litio.<br />
<span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><br />
La tecnologia MetILs, contrariamente alle altre della classe a flusso, non usa metalli tossici come Vanadio o bromuro di Zinco, bensì si basa su metalli come manganese e rame. Inoltre, “non esiste il problema di sciogiere il sale metallico in un solvente perché il sale MetILs è esso stesso un solvente” afferma Anderson, “ quindi non ci sono problemi di saturazione del solvente e si possono raggiungere elevatissime concentrazioni”.</span></p>
<p><span style="color: #323232;"><em>Sandia National Laboratories </em>è un laboratorio multi-programma interamente finanziato dalla <strong>Lockheed Martin co.</strong> per conto del National Nuclear Security Adiministration del <strong>DOE</strong> del governo USA. Tra i progetti di sviluppo di maggiore successo  attualmente in corso vi sono le microgrid per rendere più robuste, intelligenti le reti elettriche, e capaci di assorbire l’energia proveniente dalle <strong>FER</strong>.<br />
</span><br />
<span style="font-family: Verdana, Helvetica, Arial;"><span style="font-size: x-small;"><em>Scritto da Fabrizio NARDO, C.E.O. di R&amp;TIA srl (riferimenti:https:<a href="//share.sandia.gov/news/resources/news_releases/metils/" target="_blank">//share.sandia.gov/news/resources/news_releases/metils/</a>)</em></span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Gse aggiorna le tariffe incentivanti riferite al Primo Conto Energia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 19:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono state aggiornate le tariffe incentivanti sul fotovoltaico riferite al Primo Conto Energia, vale a dire a tutti gli impianti la cui domanda di ammissione agli incentivi è giunta al Gse entro il 15 febbraio 2006. Il Gestore comunica le novità e, nel frattempo, si giustifica per i ritardi nella gestione delle pratiche dei quali è spesso accusato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/fv.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1722" title="fv" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/fv-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Sono state aggiornate le tariffe incentivanti sul <strong>fotovoltaico</strong> riferite al <strong>Primo Conto Energia</strong>, vale a dire a tutti gli impianti la cui domanda di ammissione agli incentivi è giunta al <strong>Gse</strong> entro il 15 febbraio 2006. Il Gestore comunica le novità e, nel frattempo, si giustifica per i ritardi nella gestione delle pratiche dei quali è spesso accusato.</p>
<p>“<em>Il tasso di variazione annuo relativo al 2011 (riferito ai 12 mesi dell&#8217;anno precedente) dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati rilevato dall&#8217;ISTAT è risultato pari a +2,7%</em>”, comunica il Gse con una <a href="http://www.gse.it/it/comunicazione/news/Pages/Conto-energia-aggiornamento-tariffe-incentivanti-fotovoltaico-anno-2012.aspx">nota</a> ufficiale. Sappiamo infatti che gli <strong>incentivi</strong> vengono adeguati all’inflazione e all’aumento del costo della vita per cui è d’obbligo un aggiornamento basato su dati Istat.</p>
<p>La comunicazione è riferita agli “<em>i</em><em>mpianti fotovoltaici incentivati ai sensi del DM 28/07/2005, la cui domanda di ammissione agli incentivi è stata inoltrata al GSE entro il 15 febbraio 2006”</em>. Per l’anno 2012, dunque, la tariffa base aggiornata (al netto della eventuale riduzione del 30% per il riconoscimento di detrazioni fiscali) sarà pari a <strong>0,5091 Euro/kWh per lo scambio sul posto e a 0,5262 Euro/kWh per la cessione in rete</strong>.</p>
<p>Infine, il Gse ricorda che “<em>anche per quest’anno, l’aggiornamento delle tariffe secondo l’indice ISTAT non è previsto per gli impianti che abbiano usufruito della maggiorazione del 10% relativa all’integrazione architettonica</em>”.</p>
<p>Ma nei giorni scorsi, durante un workshop organizzato alla Conferenza dell’Industria Solare, è intervenuto <strong>Francesco Trezza,</strong> responsabile dell’Unità Conto Energia del Gse ed ha sottolineato i problemi che il Gestore deve affrontare nel portare a termine il proprio lavoro. Spesso, infatti, viene contestato da parte degli operatori un ritardo cronico nella gestione e nello smaltimento delle pratiche. Ecco spiegato il motivo:</p>
<p>“<em>Oggi siamo in grado di produrre tra le 35mila e le 40mila comunicazioni al mese</em> – ha spiegato Trezza &#8211; <em>Quindi attualmente possiamo, tra chiusure di procedimenti e avvii agli incentivi, <strong>lavorare intorno ai 20mila progetti al mese</strong>”</em>. Ricordiamo che il Gse dovrebbe rispondere entro 60 giorni dalla presentazione delle domande, ma la mole di lavoro rende tutto impossibile, sebbene le previsioni per il futuro di Trezza sembrano ottimistiche.</p>
<p>Ma ecco qualche vicenda che svela i reali motivi dei ritardi. Ad esempio, agli operatori è riconosciuto un premio del 10% per i prodotti europei, ma l’incentivo è stato poi<strong> </strong>esteso anche alle componenti e ai prodotti extra Ue purché assemblati in Ue e purché sia dimostrabile la provenienza dall’Ue di alcuni componenti e materiali. Ebbene, il Gse è costretto a concedere il premio a tutti coloro che ne fanno richiesta perché occorrerebbero tempi biblici per vagliare le domande e poi richiedere la documentazione integrativa, che dovrebbe peraltro essere controllata ulteriormente.</p>
<p>Un altro caso di rallentamenti burocratici è legato ai Comuni che non rilasciano il documento che attesta l’idoneità del titolo autorizzativo, o perché si rifiutano o perché non hanno la possibilità di farlo.<br />
Cosa potrebbe fare in questo caso il Gse di fronte alla mancanza di documentazione?</p>
<p><strong><em>Fonte: Greenews</em></strong></p>
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		<title>Rivoluzione energetica – In Europa le rinnovabili superano le fonti convenzionali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 13:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quattro anni facciamo ampio uso del termine rivoluzione energetica. Talvolta si ha l’impressione che chi pronuncia tale termine stia esagerando. Eppure il termine rivoluzione non può essere più appropriato per indicare il radicale e rapido mutamento che il settore energetico a livello planetario sta sperimentando nelle più varie proiezioni: economico, finanziario, politico, sociale, storico, culturale e ambientale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/Girasoli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1715" title="Girasoli" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/03/Girasoli-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>Da quattro anni facciamo ampio uso del termine <em>rivoluzione energetica</em>. Talvolta si ha l’impressione che chi pronuncia tale termine stia esagerando. Eppure il termine rivoluzione non può essere più appropriato per indicare il radicale e rapido mutamento che il settore energetico a livello planetario sta sperimentando nelle più varie proiezioni: economico, finanziario, politico, sociale, storico, culturale e ambientale.</p>
<p>Dalla rivoluzione industriale tecnologica della seconda metà del 1800 l’energia assume sempre più importanza strategica. La disponibilità di carbone e di petrolio prima, di gas naturale dopo, costituirà un fattore geostrategico fondamentale per lo sviluppo e la ricchezza di un paese. Dal 2007 ci si accorge che l’attesa del picco di estrazione del petrolio non era più un evento da aspettare, ma era già stato superato senza essersene resi conto. Di fatto però la continua crescita di Cina e India non può più essere sostenuta con l’aumento di estrazione di petrolio. I grandi capitali della finanza cominciano a preferire le FER (Fonti di Energia Convenzionale) alle fonti fossili convenzionali (carbone, petrolio, gas naturale), rinunciando a scommettere sull’eterna promessa rappresentata dall’energia nucleare.</p>
<p>Il triennio 2008-2010 il settore energetico mondiale vede gli investimenti nelle FER raccogliere capitali superiori alla somma di tutte le altre fonti energetiche (carbone, petrolio, gas, nucleare). Secondo l’EWEA (European Wind Energy Association) la potenza di energia elettrica installata annualmente nell’EU-27 vedono le FER passare dal 46% nel 2007 al 71% nel 2011 (32 GW su 45 totali, dato provvisorio). Se a questo dato accostiamo quello del <em>decommissioning</em> (dismissione) il divario tra FER e convenzionali aumenta ulteriormente. Mentre diventa drammatico per il nucleare che in un solo anno perde oltre 6 GW di potenza installata nella sola EU27. Da questi pochi dati si evince quanto compiuta ed appropriata sia la definizione di <em>rivoluzione energetica</em>.</p>
<table class="aligncenter" width="365" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<colgroup>
<col width="118" />
<col width="122" />
<col width="125" /> </colgroup>
<tbody>
<tr>
<td width="118" height="34">fonte</td>
<td width="122">potenza installata [MW]</td>
<td width="125">potenza dismessa  [MW]</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">FV</td>
<td align="right">21.000</td>
<td align="right">0</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Gas</td>
<td align="right">9.718</td>
<td align="right">934</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Eolico</td>
<td align="right">9.616</td>
<td align="right">216</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Carbone</td>
<td align="right">2.147</td>
<td align="right">840</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Olio combustibile</td>
<td align="right">700</td>
<td align="right">1.147</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Idrico</td>
<td align="right">606</td>
<td align="right">22</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Cogenerazione</td>
<td align="right">472</td>
<td align="right">0</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Nucleare</td>
<td align="right">331</td>
<td align="right">6.253</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Biomassa</td>
<td align="right">234</td>
<td align="right">60</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Rifiuti</td>
<td align="right">690</td>
<td align="right">0</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">Geotermico</td>
<td align="right">32</td>
<td align="right">0</td>
</tr>
<tr>
<td height="17">altro</td>
<td align="right">14</td>
<td align="right">0</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: center;" align="center">Fig. 1 – nuova potenza installata e dimessa per fonte</p>
<p>Tra le FER la regina è il fotovoltaico che registra nel 2011 una nuova potenza elettrica installata pari a 21 GW (il 47% della totale potenza installata nel 2011, dato ancora parziale). Da solo il FV rappresenta quasi la metà della nuova potenza complessiva installata (FER+Convenzionale). Questo risultato nonostante il regime di incentivazione, in vigore in gran parte dei paesi europei, abbia subito una sensibile riduzione. Il segreto del continuo successo del FV in EU e nel mondo è nell’innovazione tecnologica dei nuovi processi di produzione che ne migliorano progressivamente le performance ma soprattutto per il continuo abbassamento dei costi di produzione delle componenti principali (moduli FV e inverter). Nei prossimi anni il FV continuerà a registrare una sensibile diminuzione dei costi. Già oggi per impianti sopra il MW il FV costa intorno a 1,5 M€/MWp. Questo vuol dire che dopo soli 2 anni un impianto FV produce energia elettrica allo stesso costo di una centrale a ciclo combinato a Gas Naturale. Dopo 4 anni produce ad un costo più basso. Dopo 8 anni circa l’investimento è ammortizzato totalmente ed il costo dell’energia è pressocchè zero per il resto di vita dell’impianto. Ma quando è la vita di una centrale FV? Non lo possiamo sapere. Sappiamo però che 40-50 anni è un periodo di tempo realistico. La canadese Queen University ha recentemente dimostrato che la perdita di efficienza dei moduli FV nel tempo è di solo 0,1-0,2% l’anno.</p>
<p>La <em>rivoluzione energetica</em> rappresenta una buona notizia per l’economia e soprattutto per il pianeta. Stupisce e rattrista riconoscere che il successo delle FER non è determinato da una scelta politica e nemmeno culturale. Come illustrato sopra il successo delle FER è attribuibile al vicolo cieco in cui si trova l’indotto del petrolio e conseguentemente all’enorme flusso di investimenti che la finanza internazionale indirizza alle FER.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>In arrivo 600 mln di euro per rinnovabili ed efficienza energetica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 23:59:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rachele Baglieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corrado Clini]]></category>
		<category><![CDATA[Energy Services Company]]></category>
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		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Partirà dal prossimo mese di marzo il fondo rotativo del Protocollo di Kyoto destinato agli interventi di efficienza energetica in edilizia. Ad annunciarlo è stato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini nel corso del convegno "Il patto dei sindaci dopo Durban", organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio della Provincia di Roma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/02/6087917927_0947ea550a_b.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1701" title="6087917927_0947ea550a_b" src="http://www.retiasrl.eu/wp-content/uploads/2012/02/6087917927_0947ea550a_b-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Partirà dal prossimo mese di marzo il fondo rotativo del <strong>Protocollo</strong> <strong>di</strong> <strong>Kyoto</strong> destinato agli interventi di efficienza energetica in edilizia. Ad annunciarlo è stato il ministro dell&#8217;Ambiente, Corrado Clini nel corso del convegno &#8220;<em>Il patto dei sindaci dopo Durban</em>&#8220;, organizzato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile con il patrocinio della Provincia di Roma.</p>
<p>Grazie al fondo, ha spiegato Clini, piccole e medie imprese, ma anche enti pubblici e privati, tra cui condomini con almeno dieci abitazioni, associazioni, fondazioni ed <strong>Energy Services Company</strong> (<strong>ESCO</strong>), potranno beneficiare di un fondo da 600 milioni di euro per finanziare la riduzione delle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p>Si potrà accedere ai finanziamenti, spiega in una nota il ministero dell&#8217;Ambiente, con un tasso dello 0,5%, attraverso la Cassa Depositi e Prestiti.</p>
<p>Il Fondo rotativo di Kyoto, attuato dal decreto del ministero dell&#8217;Ambiente 25 novembre 2008 e da quello dell&#8217;Economia del 17 novembre 2009, consiste nella concessione di finanziamenti agevolati per interventi nel settore delle rinnovabili, dell’efficienza energetica, della ricerca e della gestione forestale.</p>
<p>In particolare, ha detto il ministro <strong>Corrado Clini</strong>, con il cosiddetto sistema di produzione di energia “micro-trigenerazione, elettricità calore e fresco, rivolta alle Università, ospedali, condomini o piccole si crea un meccanismo per cui l&#8217; efficienza si raddoppia passando da una media attuale del 40% a un 80%”. I sistemi di micro-trigenerazione, con potenza inferiore ai 50 kilowatt, oltre a consentire la produzione di energia elettrica, permettono, infatti, di usare l&#8217;energia termica per produrre quella frigorifera, cioè acqua refrigerata per il condizionamento degli ambienti o anche per i processi industriali. Ciò consentirà, secondo il Ministro, un ritorno stimato dell&#8217; investimento previsto in un periodo di 36-48 mesi.</p>
<p>&#8221;Si tratta di un meccanismo virtuoso che mette a disposizione liquidità e che si autoalimenta perché viene restituito. Apriamo cioè un canale di credito e questo genera &#8211; ha spiegato Clini &#8211; un effetto in termini di risposta”.</p>
<p>Un meccanismo che può fare da deposito anche per le risorse derivanti dal mercato delle emissioni. Il 50% delle entrate, come obbliga la Ue, deve infatti servire a finanziare azioni di riduzione delle emissioni. Entro fine anno, inoltre, ai <strong>600</strong> mln del <strong>Fondo Rotativo</strong> si potrebbero aggiungere 400 mln all&#8217;anno derivanti dal mercato delle quote di emissione.</p>
<p><strong>Fonte: <em>Greenews</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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