A seguito delle dichiarazioni di oggi sul nucleare da parte di Berlusconi e a due giorni da quella che ci auguriamo sia la riunione definitiva della Conferenza Unificata Stato Regioni (che si terrà il 28 aprile) ecco qual è la situazione in Italia circa le rinnovabili ed il fotovoltaico in particolare.

Il 30 aprile scadranno i termini della delega concessi con il Decreto Romani e, di fatto, si allungherebbero ulteriormente i tempi di pubblicazione del Quarto Conto Energia. Il 31 Maggio, tuttavia, scadrebbero le tariffe incentivanti per il fotovoltaico attualmente in vigore e le conseguenze di ulteriori periodi di incertezza potrebbero essere molto negative per tutta la filiera italiana del fotovoltaico.

La bozza del decreto_sul quarto_conto_energia (cliccando sul link è possibile scaricare la bozza) prevedrebbe alcuni miglioramenti, regolarizzando i meccanismi di incentivazione del fotovoltaico italiano fino al 2016, prevedendo un ampliamento degli obiettivi di potenza installata fino a 23 mila Megawatt circa, facendo scomparire il limite degli 8 mila MW, inizialmente previsto e fortemente criticato dalle associazioni del settore e dagli ambientalisti. Il tetto di spesa previsto si aggirerebbe sui 7 miliardi di euro all’anno. Il sistema italiano dovrebbe ricalcare il  modello tedesco, con tariffe incentivanti decrescenti in maniera inversamente proporzionale alla potenza degli impianti: cioè a potenza installata più alta corrisponderanno tariffe incentivanti minori.

Tuttavia le critiche e perplessità non sarebbero poche:

  • l’assenza di qualsiasi meccanismo di tutela dei diritti acquisiti;
  • il rischio di blocco del settore a causa dei meccanismi introdotti nel periodo transitorio 2011-2012. In particolare l’introduzione di CAP/limiti annui rigidi e di un Registro Preventivo che determineranno, secondo le associazioni, speculazioni, incertezze ed extra costi dovuti anche all’incremento della burocrazia. Le stesse tariffe del periodo transitorio, inoltre, sarebbero troppo basse;
  • la tariffa incentivante, poi, assegnata in base all’entrata in esercizio degli impianti e non in base al meccanismo della fine lavori certificata, causerebbe incertezze e ritardi legato ai tempi di connessione;
  • infine andrebbe semplificato il meccanismo di riduzione delle tariffe previsto a partire dal 2013 mentre la tariffa onnicomprensiva impedirebbe la valorizzazione dell’energia prodotta dagli impianti.

L’ ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha preparato un apposito documento, visto che così come dichiarato dall’associazione “l’impegno preso dal Ministro Romani a concertare il contenuto del provvedimento con gli enti locali non è stato rispettato”. Le proposte dell’ Anci infatti sono finalizzate a dare certezza al mercato fino al 2016, così da coniugare le esigenze di imprese, territorio e cittadini, proponendo una maggiore gradualità nella riduzione delle tariffe, che non superi, per i piccoli impianti, il 10% per il 2011 e il 20% nel 2012.

C’è da dire, infine, che le politiche energetiche nazionali e gli incentivi che l’Italia adotterà incideranno notevolmente sui posti di lavoro nel settore che, secondo una ricerca realizzata da Althesys e contenuta nel Rapporto Annuale Irex, in Italia potrebbero diventare 90.000 posti di lavoro aggiuntivi, per un valore tra i 28,6 ed i 42,3 miliardi di euro entro il 2020.

L’indagine presso le imprese evidenzia come la chiusura dei rubinetti del credito seguita all’incertezza legislativa degli ultimi mesi, abbia dato origine al rischio dell’investimento nelle rinnovabili.
Due terzi degli operatori dichiarano di aver ridotto gli investimenti a causa della situazione finanziaria. L’aumento del rischio ricade sulla bancabilità dei progetti: il 27% delle aziende rinuncia a oltre il 30% dei progetti in portafoglio per questioni collegate al finanziamento. Gli operatori prevedono un maggior ricorso all’equity e al leasing per finanziare i progetti, mentre si riduce l’accesso al credito bancario e al project financing», spiega lo studio.  Una considerazione che richiama anche le preoccupazioni del commissario europeo per l’Energia Günter Oettinger. Da lui è infatti arrivata in questi giorni una severa bacchettata all’Italia per l’instabilità normativa che mette a rischio anche gli investimenti già fatti dagli operatori internazionali.

Il report mette in guardia sui rischi e gli oneri futuri: «L’impatto del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti in questo ambito per la componente elettrica è rilevante; il rispetto del target complessivo della Direttiva richiederebbe l’installazione di ulteriore potenza nelle rinnovabili (da 1,6 a 8,2 GW) rispetto a quanto già previsto dal Piano di azione nazionale al 2020. Ciò comporterebbe una maggior spesa per incentivi tra 14,2 e 24,4 miliardi di euro».

Non ci resta che attendere giovedì, sperando in un accordo definitivo e rispettoso delle reali esigenze del nostro Paese che meriterebbero di essere soddisfatte.

Fonti: Greenme, Greenews.