Si é chiusa giovedì la mediazione che ha portato al Quarto Conto Energia seppur con molte delusioni.
Cosa succederà ora, dopo i due ultimi mesi di sbandamento del settore?

Alla luce di quanto è trapelato sul nuovo Conto Energia, secondo alcuni esperti è probabile che anche il 2011 sarà un anno boom per il fotovoltaico. E non è prevedibile un crollo nemmeno negli anni successivi. In termini di investimenti parliamo di 5-10 miliardi €/anno. Tutto fa pensare che nel 2020 il fotovoltaico riuscirà a soddisfare il 10% della domanda elettrica del paese, per crescere ulteriormente nei decenni successivi.
Secondo quanto detto da Errani governatore regionale dell’Emilia Romagna, per esempio, è positiva l’intesa con il governo in merito alla valorizzazione degli investimenti per gli impianti realizzati sui tetti che probabilmente porteranno ad allargare la definizione di ‘piccoli impianti’ per gli impianti su edifici oltre la taglia dei 200 kW di potenza nominale: si parla infatti di 1 MW di potenza su edifici. Per Errani è soddisfacente anche quanto concordato sulle aree cosiddette già impegnate ai fini della salvaguardia del territorio.
Soddisfazione viene espressa, anche, da parte di GIFI che si lascia andare addirittura ad un “Siamo sulla buona strada!”.

Il motivo risiederebbe nelle modifiche del testo definitivo del decreto:
- l’estensione a 1 MWp su edifici della categoria di impianti non soggetta a limiti di spesa ed al registro informatico per gli anni 2011 e 2012;
- l’istituzione di un canale preferenziale per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31 agosto 2011, al fine di salvaguardare i grandi impianti attualmente in realizzazione;
- la modifica del premio per l’installazione di impianti in sostituzione di coperture contenenti amianto dal valore percentuale ad un valore fisso;

- lo snellimento delle procedure per la formazione delle graduatorie degli impianti iscritti al registro e la suddivisione dell’anno 2012 in due semestri con registri separati.

Dal fronte del no, invece, numerose sono le critiche in particolare da parte del WWF, di Assosolare e delle Regioni.
Di seguito alcune delle dichiarazioni più importanti, partendo da quelle del WWF:
“Visto che l’obiettivo europeo del 20% di rinnovabili (17% per l’Italia) continua invece a sussistere, ed è un obiettivo obbligatorio, viene davvero il dubbio che non si voglia garantire la sicurezza energetica e ambientale del nostro Paese, ma favorire la produzione e l’importazione dall’estero, magari dai Balcani, dove Enel e altri operatori sono molto (troppo) attivi, senza l’assoluta garanzia che quell’energia sia davvero derivante da fonti rinnovabili. Oltre che lasciare spazio all’ormai sempre piú inspiegabile scelta nucleare del Governo”.
Assosolare chiede al Governo di ascoltare almeno le regioni.
“Il parere negativo espresso oggi dalle Regioni sulla bozza del Quarto Conto Energia dimostra ancora una volta l’indifferenza del Governo rispetto alle posizioni espresse anche dalle Camere, con particolare riferimento alla tutela degli investimenti e alla sostenibilità delle tariffe incentivanti per il comparto del fotovoltaico, a tutt’oggi e da mesi in ginocchio. Tutto questo, malgrado il costante impegno e le varie soluzioni proposte in diverse sedi da Assosolare e dalle altre associazioni delle rinnovabili.
Come Assosolare non possiamo che ribadire la nostra ferma e totale contrarietà all’impostazione del decreto e ci auspichiamo che il Governo recepisca tutte le osservazioni della Conferenza unificata”.

Le Regioni, infatti, nella trattativa con il Governo, hanno tentato una linea di difesa proponendo di incrementare del 10% gli incentivi per gli impianti per i quali almeno il 60% dei costi sia riconducibile ad una produzione effettuata in Italia o, in subordine, in Europa.  E’ una strada su cui hanno ragionato anche altri paesi come il Canada e la Francia, ma che difficilmente regge alle regole del commercio internazionale. Se le previsioni negative delle Regioni si verificassero certamente violerebbero gli obblighi derivanti  dal Trattato di Promozione e Tutela degli Investimenti, previsto dall’Articolo 10 del Trattato sulla Carta dell’Energia. Gli investitori, in sostanza, auspicavano un provvedimento più equo, così da tutelare e non pregiudicare gli investimenti già intrapresi.

In definitiva, per usare le parole di Giuseppe Ferrante (PD) “il Governo non può tirarsi indietro se non vuole essere il killer di un settore che ha solo bisogno di regole certe e sicurezza per crescere e creare occupazione”.
Nei prossimi giorni il decreto verrà firmato, e non ci resta che attendere!