Venerdì scorso si é tenuto un tavolo tecnico, che ha visto la partecipazione dei ministri Galan, Romani e Prestigiacomo, e dei rappresentanti del mondo delle rinnovabili, ANIE/GIFI, per discutere degli incentivi sul fotovoltaico e più in generale del comparto delle rinnovabili dopo l’approvazione del Decreto Romani. Al termine dell’incontro è stato stabilito che il provvedimento che assicurerà “certezza, equilibrio, equità e futuro alle rinnovabili italiane” arriverà a breve.
Con molta probabilità, quindi, verrà trasformata in decreto la mozione sulle rinnovabili approvata mercoledì scorso dalla Camera finalizzata a definire il nuovo sistema di incentivi, il cosiddetto Quarto conto energia per sbloccare così il settore, consentendo alle aziende del settore stesso la programmazione di investimenti per un mercato maturo di lungo periodo in vista degli obiettivi europei del 2020.
Nonostante questo però, il Decreto Romani sulle energie rinnovabili fa ancora discutere poiché il Ministro Romani avrebbe confermato che il terzo conto energia finirà, comunque, il 31 Maggio 2011 e, dal primo di Giugno, saranno in vigore le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico da definire, sempre secondo Romani, in un massimo di venti giorni, senza prevedere tuttavia un periodo transitorio tra vecchio e nuvo conto energia, come richiesto da molte associazioni ed azienda, oltre che dalle banche.
Il pericolo maggiore, infatti, è dato dalla mancanza di adeguata programmazione degli investimenti tanto è vero che anche esponenti del sistema bancario avevano protestato: la settimana scorsa, in una lettera al Governo, l’associazione delle banche estere in Italia (Aibe) ha criticato aspramente il Decreto Romani, ipotizzando anche il rischio di uno stop degli investimenti esteri nel nostro paese per quanto riguarda infrastrutture ed energia. Per esempio, Giuseppe Dasti, Coordinatore Desk Energy di Mediocredito Italiano Gruppo Intesa Sanpaolo, ha così riassunto la situazione: ”Il nostro atteggiamento è prudente ma pragmatico: tramite l’ABI, che ci rappresenterà venerdì prossimo al tavolo del Ministro Romani, chiediamo che il Governo offra una soluzione nell’immediato che sia in grado di salvaguardare le iniziative in corso”. ”Dal nuovo Conto Energia, previsto ad aprile – ha proseguito  Dasti – ci aspettiamo poi un quadro regolatorio che garantisca almeno tre anni di certezze, sia in termini di soglie che di incentivi, in modo tale da poter pianificare gli investimenti”.

Filippo Levati, direttore generale di MX Group, ha detto: ”Il recente decreto sul tema dell’incentivazione delle rinnovabili e’ stato per contenuti e forma un fatto estremamente negativo per il Paese. Restiamo fiduciosi che il dibattito di questi giorni possa portare a una revisione piu’ equilibrata dei contenuti. Auspichiamo che questa possa essere l’occasione per ridisegnare un modello, a nostro avviso troppo sbilanciato sulla mera adozione del fotovoltaico nelle sue declinazioni, piu’ che alla creazione di una vera filiera industriale – ha continuato Levati -. Questo comporta gravi limitazioni rispetto al potenziale inespresso dell’industria italiana e dell’eccellenza delle nostre competenze tecnico-scientifiche e produttive, con il rischio di limitare i vantaggi dell’incentivo nel breve periodo”.
Dichiarazioni pesanti e affatto positive che si sono però concluse mercoledì scorso con l’approvazione di una mozione parlamentare bipartisan volta alla salvaguardia degli investimenti nel settore delle rinnovabili, tutelando in paticolare le piccole e medie industrie del comparto, le più penalizzate dalla situazione, che avevano chiesto un nuovo tavolo di confronto con il Governo, richiedendo ancora una volta la salvaguadia degli investimenti avviati ed un periodo transitorio per il passaggio ai nuovi incentivi, chiudendo allo stesso tempo la fase di stallo e passando quanto prima al nuovo, il quarto, conto energia.

In seguito all’approvazione della mozione sulle Rinnovabili, Il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, rallegrandosi per l’unità di intenti espressa dalla Camera e per lo stimolo che rapresenta alla politica energtica, ha assicurato che l’esecutivo definirà «entro breve tempo un sistema di promozione delle energie rinnovabili che sia equo, in linea con gli standard europei e capace di sostenere adeguatamente un settore in grande espansione, capace di dare risposte importanti al Paese sia sotto il profilo energetico che sotto il profilo occupazionale». Il tutto, ha assicurato la Prestigiacomo, in linea con gli impegni di riduzione delle emissioni assunti a livello europeo.
Tuttavia  Asso Energie Future ha diffuso una nota con la quale ha fatto notare come, a differenza di altri Paesi, mentre il mondo riflette sui pericoli del nucleare in seguito alla tragedia giapponese, l’Italia, al contrario, chiuda ” i rubinetti” proprio alle fonti rinnovabili. «La volontà del governo è quella di chiudere il fotovoltaico» – denuncia Asso Energie Future, senza troppi giri di parole.

Ma é vero che i tagli previsti da Romani servirebbero a ridurre gli oneri in bolletta per i consumatori?

Proviamo a vedere nel dettaglio di quali cifre stiamo parlando:

  • Gli impianti realizzati a fine 2010 arriveranno a circa 5 GW;
  • La produzione di energia annua sarà quindi circa 6.000 Gwh/anno;
  • L’incentivo pagato ai produttori di energia è circa 0,35 Euro/kWh;
  • La cifra annua da incentivare è quindi di 2,1 Miliardi di Euro;
  • L’italia consuma circa 333 Miliardi di kWh/anno (dati TERNA).

Quindi per finanziare il fotovoltaico, ogni kWh consumato da ogni Italiano dovrà essere gravato di un’addizionale A3 di 2,1 / 333 = 0,0063€.
Questo aggravio significa che una famiglia con un consumo di 3.500 kWh l’anno pagherà per il fotovoltaico 1,83 Euro/mese (l’equivalente di due caffè al mese): perché allora distruggere un settore industriale così trainante?

Secondo uno studio di Greenpeace, inoltre, tali tagli non compenserebbero:
•    il mancato gettito fiscale che verrà dalla depressione della produzione di energia rinnovabile (che oggi vale più dell’1% del PIL nazionale, quasi 14 miliardi di euro): un valore potenzialmente pari a 6 miliardi;

•    le sanzioni comunitarie in cui rischia di incorrere il nostro paese, nel 2020, per la mancata riduzione delle emissioni e per il mancato raggiungimento degli obiettivi sulle rinnovabili: 4,8 miliardi di euro;

•    i costi della cassa integrazione cui andranno incontro migliaia di lavoratori : già stimabili in 7 milioni al mese, a partire dai prossimi giorni;

•    le spese sanitarie per il peggioramento del clima che verrà dall’incremento di produzione d’energia da fonti fossili.

In definitiva, il potenziale di sviluppo delle rinnovabili nel settore elettrico in Italia al 2020 è ben maggiore di quello previsto nel piano del governo e sarebbe possibile raggiungere nel 2020 una quota della produzione del 34%, quella che già oggi esiste in Spagna.

Fonti: Greenme.it, Fotovoltaici.info